La risaia vercellese oasi naturale d’Europa

3. La risaia vercellese oasi naturale d’Europa

di Massimiliano Borgia

La risaia vercellese è anche una grande oasi naturale.

Nell’ambiente padano sempre più impoverito dall’agricoltura estensiva, la risaia si è rivelata una formidabile riserva di cibo.

L’allagamento delle risaie è alla base di una catena alimentare che ha come protagonisti gli insetti e i molluschi che vivono nell’acqua e, soprattutto, le rane.

E’ stata la grande disponibilità di rane a convincere tanti ardeidi a nidificare nel vercellese visto che, in risaia, le rane si possono cacciare davvero facilmente.

Con l’allagamento e l’avvio della stagione agricola, i primi grandi utilizzatori della risaia sono i limicoli che, nel vercellese, siriposano durante la migrazione primaverile.

La risaia vercellese oasi naturale d'Europa

Il Cavaliere d’italia

Dalla metà di aprile ai primi di maggio si possono fare osservazioni veramente uniche di questi uccelli. Ce ne sono di tutte le dimensioni: dal grande e raro chiurlo, ai piccoli gambecci e piovanelli. Le forme, talvolta, sono differenti: dall’elegantissimo cavaliere d’Italia alla grande pittima (la limosa), dal piccolo e mimetico beccaccino alle pantane e ai totani mori. Talvolta, invece, sono molto simili. E’ molto difficile distinguere, per esempio, le diverse specie di piro-piro.

Sugli argini delle camere di risaia nidificano anche le pavoncelle. La loro sagoma dai colori scuri e chiari, i frenetici volteggi intorno al nido, se disturbate, e il loro caratteristico fischio le rendono subito riconoscibili.

Nel periodo di allagamento, le risaie ospitano anche anatre tuffatrici, come morette e moriglioni. Ma queste si fermano solo per riposare.

A frequentare da sempre la risaia sono invece le più comuni anatre di superficie: i germani reali (Anas platyrhyncos); la loro sorprendente adattabilità ne ha fatto un uccello acquatico diffusissimo. I suoi nidi si posso agevolmente rinvenire anche a pochi passi dai trafficati ponti dei fiumi di Torino. Il germano nidifica soprattutto tra le ortiche, i rovi, il gramignone e altre erbe o cespugli lungo i canali, i fossi, le rogge.

La risaia, soprattutto quando le piantine iniziano a diventare più alte e fitte, è l’habitat ideale per la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus). Come tutti i rallidi è diffidente ma è comunissima. Un altro rallide che corre sull’acqua per involarsi è la folaga (Fulica atra).

Ma i veri protagonisti della risaia sono gli ardeidi, la famiglia degli aironi e delle garzette. Sono proprio questi due uccelli ad attirare maggiormente l’attenzione di chi si trova a frequentare la risaia. L’airone cenerino (Ardea cinerea) colpisce per la sua maestosità ed eleganza. La garzetta (Egretta garzetta) si nota subito anche in lontananza visto che con il suo candido piumaggio non potrebbe certo provare a mimetizzarsi. Altro ardeide comune in risaia è la piccola nitticora (Nycticorax nycticorax), bianca e grigia con le lunghe penne che scendono giù dal capo.

garzetta La risaia vercellese oasi naturale d’Europa

Garzetta

L’airone cenerino è, insieme alla garzetta (Egretta garzetta) l’airone più frequente. Infatti, l’airone bianco maggiore (Egretta alba), ancora più bello, si vede in risaia solo dal tardo autunno alla fine dell’inverno, ed eventualmente di passo in primavera. Questo uccello grande e bianco è diffuso un po’ in tutto il mondo ma in Italia è rarissimo. Per non confonderlo con la garzetta basta tenere conto delle dimensioni (il doppio della garzetta) e del becco giallo.

Altro airone raro che ogni tanto si fa vedere nelle risaie è l’airone rosso (Ardea purpurea). E’ molto più piccolo del cenerino ed è molto schivo. Difficile che si avventuri fuori da zone con fitti canneti. L’airone guardabuoi (Bubulcus ibis) è più piccolo ed è una comparsa un po’ più recente: tipico dei documentari africani, posato su un bufalo o un rinoceronte, da qualche anno nidifica anche tra il Ticino e il Sesia e frequenta moltissimo le risaie.

Altro ardeide poco frequente è il tarabusino (Ixobrychus minutus). Si può avere la fortuna di vedere il maschio posato sui rami bassi di un albero lungo un canale oppure una femmina con il becco all’insù per sfruttare il suo mimetismo rigato su uno sfondo di erbe o canne.

Lungo i canali e le risorgive si può vedere sfrecciare il martin pescatore (Alcedo Atthis) dall’inconfondibile trillo e dal prezioso piumaggio “azzurro metallizzato” del dorso.

Tra i rapaci, le osservazioni più frequenti si devono alla poiana (Buteo buteo). Falcone imparentato con le aquile, la poiana non è affatto tipica dell’acqua e delle risaie, ma in queste distese senza ostacoli visivi, appollaiata sopra un palo della luce o su un ramo di pioppo può individuare un topo o una minilepre anche molto lontani.

Un rapace su cui occorre spendere qualche parola in più è il nibbio bruno (Milvus migrans). Al contrario della poiana non è stanziale: arriva a fine aprile per nidificare. Un tempo era già ben presente nel vercellese perché questo è un territorio ricco di acqua e di pesci. Implacabile pescatore, il nibbio è però capace di adattamenti alimentari sorprendenti. Oggi, sono le discariche, a favorirlo, sia per la presenza diretta di cibo che per la gran quantità di ratti che ci vivono.

Nel reticolo idrico della risaia è presente anche il cormorano (Phalacorax carbo). Grande uccello nero, abilissimo pescatore con ottima vista in acqua. Mette la testa in acqua nuotando sulla superficie e insegue pesci fino 3-4 etti in apnea, fiocinandoli con il suo becco acuminato e ricurvo in punta. Il cormorano è tipico delle lagune e delle coste marine ma, come il gabbiano, ha trovato nei grandi corsi d’acqua piemontesi dei luoghi favorevoli allo svernamento. Arriva con grandi stormi a settembre e se ne va nel nord Europa a marzo.

Da pochi anni, la risaia italiana ospita anche un uccello molto più blasonato degli aironi e dei cormorani: si tratta dell’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), raffigurato spesso nei papiri e nei bassorilievi dell’antico Egitto, dove era venerato come icona del dio Thot. E’ un parente dei pellicani che, come gli aironi, si nutre di rane, pesci, bisce e topi. La sua presenza era eccezionale fino a 4-5 anni fa. Oggi, anche se non è diffuso come gli ardeidi, è una presenza costante in tutto il territorio risicolo.

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