Le tecniche di coltura del riso


L’acqua deve, innanzitutto, raggiungere tutte le zona della camera di risaia con la stessa profondità. Poi deve entrarci piano piano, per non erodere il fondo e non staccare le piantine. Allo stesso modo deve uscire rapidamente quando la risaia deve essere messa in asciutta. Mentre la camera di risaia è allagata l’acqua deve sempre scorrere lentamente, per fornire ossigeno necessario alla germinazione del seme e contrastare la formazione di sostanze in putrefazione. Tutte queste necessità fanno capire come le camere di risaia debbano essere continuamente sorvegliate e l’agricoltore debba poter intervenirerapidamente per favorire l’afflusso e il deflusso dell’acqua.

Nella risicoltura delle mondine, cioè fino agli anni ’60, l’acqua entrava in risaia in modo massiccio, con sommersioni di circa 20 cm, oggi il livello dell’acqua è diminuito: siamo sui 5 cm, un’altezza che permette all’acqua di scaldarsi meglio e di ricambiarsi nel suo lento scorrimento. 

Fino agli anni ’60, la semina avveniva nei semenzai e la piantina finiva in risaia solo dopo avere superato la sua prima fase di crescita. Poi è arrivata la semina direttamente nelle camere di risaia, già sommerse da pochi centimetri d’acqua. In questo modo si semina in aprile, subito dopo l’allagamento. Ma, oltre alla tecnica in sommersione, dagli anni ’90 si è affermata la tecnica della “falsa semina”.

La falsa semina è semplicemente una sommersione senza la semina del riso che serve a “ingannare” i semi di riso Crodo (il falso riso) che “sentono” l’arrivo dell’acqua e iniziano così a vegetare. A questo punto, si asciuga la risaia e si compie il diserbo. Così, con il Crodo neutralizzato, ai primi di maggio si fa tornare l’acqua e si effettua la semina del riso. Questa tecnica si è potuta sviluppare grazie alla selezione di varietà sempre più precoci che hanno permesso una semina tardiva a parità di resa nel raccolto. Ma il riso Crodo si sta adattando anche alla falsa semina. Così, oggi, la sfida è selezionare nuove varietà incrociate con i risi tradizionali (le varietà “Clearfield”).

Questa nuova frontiera, si affianca a un’altra particolare tecnica: la “semina in asciutta”, fatta a file interrate (e non a spaglio) sul terreno asciutto. Il vantaggio della semina in file interrate sta nella garanzia di un maggiore ancoraggio delle piantine al terreno e nella maggiore comodità. Ma “semina in asciutta” non significa “coltivazione in asciutta”. Nel primo caso, dopo l’emergenza dal terreno e la nascita delle prime 3-4 foglie (inizio della fase di accestimento) si mette l’acqua nella camera di risaia per la termoregolazione e per la lotta al Crodo. Nella “coltivazione in asciutta”, invece la sommersione è sostituita con frequenti irrigazioni turnate. In ogni caso, il seme germoglia solo in condizioni di temperatura e di ossigenazione ottimali. Per le varietà derivate dalla specie japonica, le più coltivate nel vercellese, la temperatura ideale in questa fase è di 28°-30° di massima e 10°-12° gradi di minima notturna.

Qui inizia la fase di accestimento, cioè di formazione delle appendici secondarie (germogli secondari e radici avventizie) in un periodo di 40-70 giorni dalla germinazione. In questo periodo, la risaia smette di assomigliare a uno stagno per diventare un tappeto verdissimo e ha inizio la fase di “levata” che si conclude con la formazione delle infiorescenze. Tra fine luglio e inizio agosto avviene la fecondazione. Anche qui è importante la temperatura: ideali 30 gradi di massima e una scarsa escursione termica. Immediatamente dopo scatta la fase di maturazione. L’ovario si trasforma in cariosside rivestita e il chicco inizia a ricevere e accumulare le sostanze nutritive, passando da una consistenza lattea a quella cerosa e infine vitrea.

La maturazione della pannocchia procede dall’alto in basso. Si conclude, a seconda delle cultivar, tra l’inizio di settembre e l’inizio di ottobre quando, dopo un mese in cui le risaie sono lasciate in asciutta, avviene il taglio. Per favorire la crescita è necessaria una concimazione equilibrata e, soprattutto, una lotta continua alle erbe infestanti tra cui il già citato riso Crodo e i Giavoni. Per intervenire con la concimazione e il diserbo, oggi, in risaia si praticano anche le “ricognizioni preventive” utilizzando droni che permettono di osservare dall’alto l’andamento della coltura.

Altra innovazione è nei prodotti fitosanitari. Dal massiccio uso di prodotti chimici in acqua, si è passati a prodotti per diserbo (per i funghi) “target oriented”, che attaccano il nemico in modo mirato e che quasi non lasciano traccia nel raccolto. Ma in alcune zone vercellesi più favorevoli il riso può anche essere coltivato in modo biologico. Oltre alle malerbe, a danneggiare il riso possono intervenire anche il vento, i temporali, le alghe, i parassiti e soprattutto le infezioni fungine; tra le malattie che possono danneggiare la coltura anche in modo irreparabile c’è il Brusone, causata proprio da un fungo, la Pyricularia oryzae, favorito da un’eccessiva presenza di azoto, alta densità delle piante e clima afoso con ristagno d’aria. Contro il Brusone oggi si mettono in atto tecniche di prevenzione basate su bollettini e irrorazioni mirate.

Riso, la nostra risorsa più preziosa.

Riso, la nostra risorsa più preziosa.

Scopri la nostra seziona dedicata al mondo della risaia e del territorio risicolo del vercellese. Mostra tutto

Le istituzioni che ci supportano

© Associazione P.S. Strada del Riso Vercellese di Qualità | P. Iva 02593050020 |
Realizzazione: Ueppy - Realizzazione siti internet Bormio